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AUTOGOL DELLE ENTRATE SULLA IRRETROATTIVITÁ DEL NUOVO “REDDITTOMETRO”: STOP ALL’ACCERTAMENTO SINTETICO PER L’ANNO 2008

AUTOGOL DELLE ENTRATE SULLA IRRETROATTIVITÁ DEL NUOVO “REDDITTOMETRO”: STOP ALL’ACCERTAMENTO SINTETICO PER L’ANNO 2008
ottobre 02
02:51 2013

sheriff frairLa grande determinazione con cui l’Agenzia delle Entrate, in contrasto con la prevalente dottrina e con sempre più numerose pronunce giurisprudenziali, conferma l’inapplicabilità ai periodi d’imposta anteriori al 2009 del nuovo reddittometro, introdotto con D.M. 24 dicembre 2012, rischia di diventare per l’Erario un vero e proprio autogol.

Infatti, l’accertamento sintetico del reddito 2008, in applicazione dell’articolo 38 del D.P.R. 600/73, previgente alle modifiche introdotte dal D.L. 78/2010, è esperibile soltanto a condizione che sia dimostrata l’esistenza di uno scostamento significativo (superiore ad un quarto) tra reddito accertato e reddito dichiarato, in almeno due periodi d’imposta. La verifica pertanto dovrebbe interessare non solo l’anno 2008, ma anche l’annualità 2007, oppure anche un’annualità precedente (ove si dovesse sposare la controversa tesi secondo la quale i due periodi d’imposta oggetto di indagine non necessariamente debbono essere contigui).

Ma, per lo meno per tutti i contribuenti che non abbiano omesso di presentare la dichiarazione dei redditi relativa all’anno 2007, ogni eventuale verifica su annualità antecedenti all’anno 2008 è impraticabile, in quanto trattasi di periodi d’imposta per i quali sono già spirati i termini di decadenza per l’azione di accertamento.

L’istituto della decadenza, disciplinato dall’articolo 43 del D.P.R. 600/73, ha infatti la precisa funzione di limitare i tempi di incertezza delle situazioni giuridiche. Se l’Erario fosse autorizzato a prendere a riferimento una qualunque annualità, anche remota nel tempo, per supportare l’accertamento dell’anno 2008 (facendo così “resuscitare” un periodo di imposta oramai definitamene prescritto) si vanificherebbero di fatto gli effetti della decadenza, con l’inaccettabile conseguenza, di imporre ai contribuenti di conservare la propria documentazione reddituale, finanziaria e tributaria di un’intera vita.

È evidente che un simile approccio risulterebbe lesivo del principio della buona fede e dell’affidamento, di cui all’articolo 10 dello Statuto del Contribuente, nonché dei principi costituzionalmente garantiti del diritto alla difesa.

In questo senso si è chiaramente espressa la Commissione Tributaria Provinciale di Treviso con sentenza n. 115/05/2010. Il caso preso in esame dai giudici della Marca, riguardava un contribuente, relativamente al quale l’Ufficio, con due avvisi di accertamento emessi nel 2009, oltre a rilevare uno scostamento significativo tra reddito accertato e reddito dichiarato negli anni 2004 e 2005, individuava, ad abundantiam, un analogo scostamento relativamente all’annualità 2003.

Nel ricorso di primo grado, oltre a contestare nel merito, con una serie articolata di motivazioni, le ricostruzioni reddituali operate dall’Ufficio, veniva altresì eccepito che, con riferimento all’anno 2003, erano già spirati i termini di accertamento e che pertanto la medesima annualità non poteva essere oggetto di osservazione, nemmeno per supportare un’eventuale accertamento degli altri due anni di imposta.

La CTP di Treviso, nel validare detto ultimo rilievo, sottolinea che l’osservazione di un’annualità prescritta violerebbe i principi costituzionalmente garantiti del diritto di difesa e precisa che nessun obbligo può essere imposto ad un privato cittadino di conservare la documentazione contabile riferita ad annualità per le quali è scaduto il termine decadenziale per un accertamento del reddito da parte dell’Ufficio. Più in particolare nella sentenza si afferma che “Non si può pretendere che oggi, nel 2010, un privato cittadino abbia la disponibilità di tutta una complessa contabilità riferita alla sua vita privata riferita all’anno 2003 e debba conservarla per poterla produrre per eventualmente smentire l’affermazione dell’ufficio relativa ad un presunto maggior reddito ipoteticamente accertabile per quell’anno quand’è pacifico che ormai l’annualità 2003 non è più accertabile. Pertanto i due anni da prendere in considerazione per verificare l’esistenza o meno di uno scostamento sono successivi al 2003 con la conseguenza che, avendo accolto il ricorso riferito all’anno 2005, il solo scostamento, peraltro tutto da discutere, riferito all’anno 2004 non può dar luogo all’accertamento sintetico effettuato”.

In definitiva, chiamando in causa un periodo di imposta, per il quale sono spirati i termini di accertamento e, conseguentemente sia stata eliminata integralmente o parzialmente la relativa documentazione, pone un grave ed inaccettabile limite al diritto di difesa.

La sentenza in argomento, confermata dalla Commissione Tributaria Regionale del Veneto con sentenza n. 98/19/2012, recentemente passata in giudicato, chiamata ad esprimersi a seguito dell’appello presentato dall’Agenzia delle Entrate, ha anche il pregio di affrontare altri aspetti, spesso ricorrenti nei casi di accertamento sintetico, che se adeguatamente considerati in sede precontenziosa (contraddittorio, autotutela, accertamento con adesione, reclamo/mediazione) potrebbero consentire a tanti contribuenti di evitare inutili e defatiganti contenziosi, in linea con il tanto proclamato “approccio del dialogo” che le Entrate hanno ripetutamente lasciato intendere di voler adottare con riferimento a questa particolare e delicata tipologia di accertamento.

Dalle sentenze richiamate si può ad esempio evincere il principio secondo il quale il confronto tra le entrate e le spese deve necessariamente avvenire per masse, in quanto l’Ufficio non può pretendere che ad un privato contribuente, non obbligato alla tenuta di una contabilità sistematica, possa essere imposto di ricostruire l’esatto e puntuale susseguirsi temporale delle movimentazioni finanziarie.

I giudici hanno inoltre condiviso la tesi di parte ricorrente, secondo la quale eventuali immobili posseduti in aggiunta alla casa di abitazione, per essere considerati residenze secondarie è necessario che si tratti di immobili a destinazione abitativa (e quindi in possesso del certificato di abitabilità) e che (non solo siano abitabili, ma che siano anche) adibiti ad abitazione, quindi allacciati alle reti dell’energia elettrica, acqua e gas. E ciò contrariamente a quanto sostenuto dall’Ufficio, che pretendeva di classificare tutti come residenze secondarie ben sette appartamenti, insistenti in un medesimo condominio, per il periodo di tempo intercorrente tra la conclusione dei lavori di costruzione e la loro concessione in locazione, ancorchè fosse evidente la destinazione “a reddito” dei medesimi immobili.

Ma l’aspetto che più si rivela di estrema attualità consiste proprio nell’impossibilità di osservazione di annualità prescritte. Infatti, con decorrenza dall’anno d’imposta 2009 è entrata in vigore il nuovo articolo 38 del D.P.R. 600/1973 e l’Agenzia delle Entrate, con interventi a più riprese, è parsa irremovibile nell’affermare che la riformata disciplina di accertamento è irretroattiva, in quanto integrerebbe un vero e proprio intervento di sistema e non rappresenterebbe invece una semplice evoluzione metodologica.

Ne consegue che la precedente disciplina si renderebbe applicabile esclusivamente per l’anno 2008, essendo, per la maggior parte dei contribuenti, spirati i termini di accertamento per le precedenti annualità. Ma uno dei presupposti necessari per l’accertamento sintetico, secondo la precedente disciplina, è, come si è detto, l’esistenza di uno scostamento qualificato tra reddito accertato e reddito dichiarato per almeno due annualità. Requisito ora non più riscontrabile.

L’irretroattività, ribadita con fermezza dall’Agenzia delle Entrate, finisce così per mettere in fuori gioco la gran parte degli accertamenti sintetici per l’anno 2008, che dovrebbero pertanto essere definitivamente accantonati.

Dott. Antonio Vidale                              Dott. Alessandro Vidale

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Lodovico

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1 Comment

  1. molli
    molli febbraio 07, 17:30

    E’ palese che la mancata retroattività delle nuove norme di determinazione sintetica del reddito è forte discriminazione per contribuenti ai quali sono stati accertati redditi 2008 e precedenti, successvametella entrata in vigore delle nuove norme.

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